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fisioterapia - terapia riabilitativa - aosta

La fisioterapia è l'insieme delle metodiche messe in atto da un professionista specifico, il fisioterapista, per trattare una serie di patologie legate a un disturbo della motricità, delle funzioni corticali superiori, cardio-respiratorie e viscerali.

Per esercitare la professione di fisioterapista è necessaria la Laurea in Fisioterapia, triennale abilitante alla professione sanitaria del fisioterapista. Dopo tale percorso è possibile accedere a Master di Specializzazione e anche alla Laurea Specialistica in Scienze della Riabilitazione, biennale, di carattere manageriale, didattico e di ricerca clinica.

Essendo il fisioterapista l'operatore abilitato a svolgere in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita, il suo intervento può avvenire in equipe con altri professionisti sanitari, come il logopedista, il terapista occupazionale, medico di medicina generale, l'ortopedico, il neurologo, il cardiologo, lo pneumologo, il neuropsichiatra, il fisiatra ecc.


Le tecniche fisioterapiche
Le prime tecniche riabilitative di tipo fisioterapico nascono sul finire del XIX secolo, prendendo spunto dal progressivo avanzamento delle conoscenze neurologiche. Tuttavia, solo dopo la II Guerra Mondiale inizia a diffondersi un gran numero di metodi, ognuno portatore di una peculiare filosofia di trattamento riabilitativo.

Attualmente sono numerosissime le Università che offrono formazione nella Laurea di Fisioterapia, ma successivamente i professionisti integrano le conoscenze di base tramite corsi professionali di approfondimento in tecniche e metodiche di trattamento speciali: si tratta di una sorta di "scuole di fisioterapia" private, che di norma vengono dirette dai "grandi nomi" della fisioterapia internazionale e storica. Tali metodi di lavoro possono essere classificati genericamente sulla base dell'utilizzo di:

- Tecniche fisioterapiche passive e attive analitiche

- Tecniche fisioterapiche attive funzionali e posturali

- Tecniche basate su meccanismi "riflessi" neurovegetativi

- Tecniche di facilitazione neuromuscolare

- Esercizio Terapeutico Conoscitivo - Riabilitazione neurocognitiva
(Di quest'ultimo approccio è doveroso specificare che si pone in netta antitesi con tutte le "metodiche" sopra citate.)

Le tecniche fisioterapiche passive e attive

- rilasciamento e allineamento posturale
- massaggio terapeutico e sportivo
- mobilizzazione passiva e attiva
- manipolazione
- riabilitazione del controllo motorio
- ginnastica propriocettiva
- rieducazione posturale globale, secondo Mezieres o Souchard
- ragionamento clinico

Nella Rieducazione Motoria e Funzionale tradizionale, consueta, il Paziente, con la diagnosi assegnatagli dal Medico, viene inserito all’interno di un procedimento fisioterapico standard, uguale per tutti coloro che rientrano nello stesso raggruppamento di diagnosi. Avviene così che persone diverse, ognuna con la propria specificità ed unicità (non solo in senso esistenziale ma propriamente corporeo e biologico, oltre che clinico e fisio-patologico) si trovano ad eseguire (spesso in sedute di gruppo) gli stessi esercizi; questi ultimi non possono che risultare globalmente a-specifici e, pur ottenendo nella massa una buona percentuale di risultati sintomatici positivi, spesso non soddisfano le aspettative e le esigenze di molti Pazienti e della loro effettiva condizione di salute. Così si rischia che, anche dopo più “cicli” di trattamenti, non si ottenga una risposta clinica valida, oltretutto con ampio dispendio di tempo e denaro, rischiando di trascurare, nel frattempo, il problema reale e specifico fino anche a perdere il momento giusto per ottenere un effettivo superamento del problema basilare.

Il principio di ottimizzazione delle risorse economiche ed umane e l’orientamento verso una comprensione più approfondita della situazione clinica, sintomatica e disfunzionale, e quindi verso la realizzazione di un intervento altamente specifico e rivolto tanto alle condizioni di salute quanto ai meccanismi che determinano la sofferenza del Paziente, hanno spinto da decenni diversi gruppi di studiosi (Medici, Fisioterapisti, Clinici e Ricercatori) di diverse nazionalità ad approfondire e perfezionare il modo di procedere in fisioterapia su basi altamente scientifiche, sperimentate e validate, giungendo ormai da parecchi anni alla codificazione di metodi di lavoro che, pur mantenendo la denominazione di illustri personaggi che “hanno fatto scuola”, rientrano in uno standard formativo ed operativo internazionale ben preciso (I.F.O.M.T.) basato sulla cosiddetta "terapia manuale" o "Orthopaedic Manual Therapy" (OMT). Collocato all’interno di questa già dalle origini dell’I.F.O.M.T., ha grande rilievo in tutto il mondo il Concetto Kaltenborn e il Concetto Maitland.

Il lavoro parte necessariamente da un’attenta analisi degli elementi che caratterizzano, nel singolo individuo, gli eventi che hanno portato alla sofferenza e le sue modalità d’espressione sia cliniche, sia cognitive. Si tratta, quindi, di effettuare prima di tutto una valutazione di elementi relativi al disturbo fisico (menomazione), all’effetto di questo sulle attività funzionali (disabilità o deficit), alle conseguenze limitanti nelle attività lavorative, sociali, ecc. (handicap), attribuendo un valore più o meno marcato agli aspetti legati a fattori prettamente corporei, piuttosto che all’atteggiamento psicologico o anche d’informazione scorretta del Paziente relativamente alla propria condizione clinica (fattori bio-psico-sociali).

Di seguito, si prendono in considerazione le sensazioni riferite dal Paziente stesso rispetto a localizzazione, estensione, intensità, qualità dei disturbi, con eventuali verifiche, chiarimenti ed approfondimenti specifici. Già tutti questi elementi iniziali contribuiscono ad orientare la pianificazione della valutazione clinica e del successivo intervento terapeutico del Fisioterapista. Valutazione clinica che avviene tramite test e prove motorie e funzionali attive e passive altamente specifiche, scelte in base ad una precisa strategia d’indagine che viene via via formandosi ed articolandosi contemporaneamente alla raccolta di informazioni ed in conseguenza di esse.

Grande rilevanza hanno le modalità comunicative, sia come valutazione dell’espressione da parte del Paziente dei propri sintomi e disagi, sia come capacità del Fisioterapista di cogliere la reale valenza degli elementi significativi. Di continuo, il Fisioterapista effettua mentalmente dei confronti fra quanto appare o viene riferito dal Soggetto e le conoscenze medico-sanitarie e scientifiche, in modo da mantenere una spiccata aderenza razionale all’atto sanitario-terapeutico, sempre in considerazione della diagnosi medica. Allo stesso tempo avviene una costante autocritica e ri-valutazione da parte del Fisioterapista rispetto al proprio operato ed alle proprie ipotesi, in modo da adeguare sempre più l’azione al contesto. Alla fine dell’indagine preliminare, dopo aver anche effettuato le necessarie prove (test d’esclusione o di sicurezza) per riconoscere eventuali situazioni di particolare rischio per il Paziente, si procede con il trattamento che è emerso più indicato, ponendo obiettivi altamente specifici ed effettuando continuamente una valutazione / rivalutazione di elementi sia soggettivi (percepiti dal Paziente) sia oggettivi (misurabili dagli operatori) atti a verificare e testimoniare il miglioramento (conferma delle ipotesi funzionali del Fisioterapista) o, in assenza di questo, l’opportunità di rivedere alcuni punti della pianificazione per modificare l’intervento in modo che esso diventi più efficace ed utile.

Il trattamento può avvalersi di ogni tecnica (validata e sperimentata) che si può rendere realmente utile e specificamente adatta alla situazione effettiva ed individuale del paziente. A puro titolo d’esempio, possiamo nominare, tra le tecniche più in uso, la mobilizzazione passiva, dei movimenti articolari fisiologici ed accessori, condotta per precisi ed adeguati gradi di ampiezza—intensità—coinvolgimento delle resistenze meccaniche o del sintomo; l’esercizio attivo analitico (riequilibrio delle funzioni neuro-muscolari) o globale e funzionale; vari tipi di trattamenti dei tessuti molli; mobilizzazione neurale; integrazione e riprogrammazione senso-motoria; stabilizzazione articolare statico-dinamica (Kinetic Control); rieducazione posturale; ecc…

Non per ultimo il principio dell’autotrattamento, volto a mantenere, migliorare o consolidare ed automatizzare progressivamente i benefici ottenuti e le modificazioni positive in atto, tramite esercizi appositamente elaborati, altamente specifici e “personalizzati” e correttamente appresi ed eseguiti.

Allo stesso modo contano i consigli e le indicazioni per un’adeguata (e personalizzata) ergonomia ed auto-gestione quotidiana del problema da parte del Paziente nella sua funzionalità abituale e ripristinata, anche nell’ottica di una reale prevenzione di eventuali recidive o di peggioramenti.


Scopi del trattamento

1 - Riduzione e annullamento del dolore e di altri sintomi e segni di sofferenza

Trattamento da effettuarsi già a partire dalle condizioni più acute e severe, in modo da anticipare il più possibile l’azione benefica e di sollievo; allo stesso tempo la precocità dell’intervento terapeutico è di prevenzione rispetto alla rapida strutturazione di compensi statico-dinamici e danni tissutali (contratture, fibrosi, alterazioni del microcircolo locale, alterazione della conduzione nervosa, modificazione della percezione corporea e motoria con tutto ciò che ne può derivare, ecc.).

2 - Normalizzazione delle strutture neuro-muscolo-scheletriche disfunzionali e sintomatiche

Con riferimento a limitazioni nella mobilità articolare o nell’equilibrio di forze e tensioni muscolari, coordinazione ed efficacia nell’azione muscolare, recupero di conduttività neurale ed efficacia della circolazione sanguigna e linfatica, distribuzione corretta della mobilità multisegmentaria e ripristino di adeguate e fisiologiche sinergie motorie e funzionali.

3 - Riabilitazione funzionale

I risultati ottenuti vanno integrati nella funzionalità quotidiana, con recupero della più normale vita di relazione e lavorativa. Allo stesso tempo, il problema iniziale va ricondotto alla sua giusta dimensione, nella considerazione del Paziente stesso, ma anche valutato nelle sue più chiare ed ampie caratteristiche da un punto di vista clinico in modo da mantenere, nell’equipe terapeutica, un valido e opportuno orientamento.

4 - Ginnastica medica

In passato chiamata anche ginnastica correttiva, è indirizzata al trattamento dei vizi posturali della colonna vertebrale (es. atteggiamento cifo-lordotico o scoliotico) e di alcuni difetti di natura ortopedica degli arti inferiori (ginocchio varo o valgo, piede piatto o cavo, ecc).

Le tecniche di facilitazione neuromuscolare
Si tratta di metodiche utilizzate in passato per lo più nelle gravi patologie neurologiche centrali e periferiche. Hanno avuto un grande sviluppo a partire dagli anni '60 del secolo scorso, epoca in cui si è verificata una sorta di lotta tra i sostenitori delle diverse tecniche per l'affermazione della propria (fama e commercialità dei corsi). Oggi si preferisce un approccio più eclettico, utilizzando i contributi più significativi di ciascuna metodica, trattandosi fondamentalmente di "pacchetti" di tecniche di stimolazione neuromuscolare riflessa privi di mediazione della volontà individuale e caratterizzate dalla quasi assenza di procedimenti di apprendimento del controllo motorio.

- Metodo di Kabat

- Metodo di Bobath

- Metodo di Vojta


In tempi più recenti altri professionisti hanno tentato approcci di tipo diverso, muovendo a volte forti critiche contro le suddette metodiche. In particolare vanno citate due metodologie di lavoro che seguono principi molto diversi, cioè l'Esercizio Terapeutico Conoscitivo più conosciuto come metodo Perfetti, poi evolutosi nella riabilitazione neurocognitiva, e il metodo Grimaldi.

Tecniche basate su meccanismi riflessi neurovegetativi

Massaggio connettivale riflessogeno

Tecniche di stimolazione e massaggio neuro-connettivale

Manipolazione della fascia

Le tecniche complementari:

Idroterapia e Idrokinesiterapia
Elettroterapia (TENS, Ionoforesi, Correnti Diadinamiche, correnti Interferenziali, correnti Esponenziali, Kotz ecc..)
Termoterapia ad infrarossi
Radarterapia
Tecarterapia
Ultrasuonoterapia
Onde d'urto
Magnetoterapia a bassa frequenza
Magnetoterapia ad alta frequenza
Laserterapia
Diatermia o marconiterapia
Clinical Pilates
Hilterapia

Bibliografia

Profilo Professionale del Fisioterapista - Decreto 14 settembre 1994, n.741 - Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.6 del 9.1.1995

(integralmente tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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